“Com’era dolce la tua seduzione…”: l’amore erotico di Inanna e Dumuzi

I mesi di studio che hanno preceduto la realizzazione del percorso didattico sulla civiltà sumera rivolto ai bambini delle scuole primarie hanno rivelato una civiltà sorprendente, dove i saperi che avrebbero pervaso i secoli e millenni successivi nascevano e si sviluppavano vorticosamente: agricoltura, astronomia, matematica, giurisprudenza, letteratura…
Un popolo, quello sumero, di straordinaria intelligenza e perseveranza, un popolo impegnato in imprese faticosissime spesso affrontate con spirito comunitario, capace al contempo di mitologemi immaginifici e poetici che avrebbero rappresentato il riferimento per tutte le narrazioni religiose successive.

Museo Farfalla Inanna
Davanti alla dea Inanna durante il laboratorio sulla Mesopotamia del Museo farfalla.

La narrazione sumera del Diluvio mitico, ad esempio, è infinitamente più commovente della successiva versione biblica (e in quanti sanno che la versione originale fosse sumera?). L’abbiamo messa in scena con i bambini – dalla creazione della specie umana fatta con argilla e fuoco, fino al suo tempestoso sterminio (con un unico sopravvissuto, “colui-che-sapeva-ascoltare”).
Come sempre accade, quando il mito è condiviso nella sua sostanza senza infingimenti politically correct, risulta di una trasparenza e di una forza straordinaria e il silenzio che ha seguito la drammatizzazione e cullato per quasi mezz’ora nella penombra riflessioni e preghiere dei bambini, ha lasciato increduli gli insegnanti presenti.


Inanna e DumuziIl poema che descrive il corteggiamento della dea Inanna e del dio pastore Dumuzi, invece non abbiamo potuto usarlo. In parte perché non ce ne era il tempo, in parte per il linguaggio che non è adatto a un pubblico di bambini.
Tuttavia si tratta un testo straordinario, anche didatticamente, e lo useremo con ragazzi più grandi appena ce ne sarà occasione.

In primo luogo perché è un testo che rivela le antichissime origini del connubio simbolico tra fertilità femminile e fertilità della terra, in un proliferare di immagini letterarie in cui il corpo (e i frutti) del mondo e il corpo (e i frutti) di uomo e donna tramutano uno nell’altro senza posa, spesso nello stesso verso. Vegetazioni e carni si mescolano, acqua (sempre l’acqua!), latte, sudore, seme, birra, miele, fanno scorrere vita e nutrimento in corpi e piante senza soluzione di continuità.
Gli scholars anglosassoni dibattono animatamente se con il poema di Inanna e Dumuzi siamo in presenza di  love poetry o di sex lyrics e se ciò che i sumeri indicavano con il segno cuneiforme gal-la vada tradotto con “vulva” o con “nudità, o con “pudenda”.
A noi effettivamente piacciono le traduzioni senza infingimenti, e questo è il motivo per cui abbiamo depennato il testo dai materiali didattici da fornire agli insegnanti per lavorare con i bambini in classe…

In secondo luogo questo poema rappresenta uno splendido esempio di come il mito serva da potente costrutto nell’immaginario collettivo di un popolo per “sigillare” eventi sociali: il sacro è una parabola del profano.
In questa specifica narrazione il predominio acquisito con l’arco e la spada dai popoli scesi dalle montagne d’oriente sulle popolazioni agrarie originariamente insediate nella piana mesopotamica, trascende nello sposalizio dei due reciproci dèi eponimi.
I conquistatori provenienti dalle steppe euroasiatiche erano infatti pastori-cacciatori nomadi, come il loro dio Dumuzi, che nel poema vince l’ostilità di Inanna, la dea sumera della prosperità agricola, e sa tramutarla in ardente desiderio. L’impianto sociale patriarcale e gerarchico dei vincitori si legittima così con un sigillo sovra-umano e spodesta la tradizione (forse parzialmente) matriarcale e (sicuramente) comunitaria dei Sumeri.

Il testo, che ha le sue origini orali nel terzo millennio avanti Cristo, viene successivamente codificato per essere recitato in occasione di cerimonie in cui nuove unioni regali e sacerdotali dovevano nobilitarsi come riflesso di quella primigenia unione regale.

Nelle prime battute la dea Inanna, Venere, si rivolge a suo fratello Utu, il Sole, il quale informa la sorella che è giunto il dio pastore Dumuzi, lo sposo prescelto per lei. La ferma obiezione iniziale di Inanna a tale unione, non tarderà a tramutarsi in accondiscendenza e desiderio, di fronte a Dumuzi deciso a far valere la propria candidatura al talamo nuziale: «Il sorgere del litigio /
Accese il desiderio degli amanti.»

Ecco il testo, nella traduzione di Sylvia Brinton Perera.

Il fratello parlò alla sorella minore.
Il Dio del Sole, Utu, parlò ad Inanna e disse:

“Giovane signora, il lino splende nella sua pienezza.
Inanna, il tuo stelo luccica nel solco.
Io te lo zapperò. Io te lo porterò.
Occorre sempre un po’ di lino, tanto o poco.
Inanna, io te lo porterò”.

“Fratello, quando avrai portato il lino, chi me lo pettinerà?”

“Sorella, te lo porterò pettinato.”

“Utu, quando me l’avrai pettinato, chi me lo filerà?”

“Inanna, te lo porterò filato.”

“Fratello, quando mi avrai portato il lino filato, chi me lo intreccerà?”

“Sorella, te lo porterò intrecciato.”

“Utu, quando me l’avrai portato intrecciato chi me lo ordirà?”

“Inanna, te lo porterò ordito.”

“Fratello, quando mi avrai portato il lino ordito, chi me lo tesserà?”

“Sorella, te lo porterò tessuto.”

“Utu, quando me l’avrai tessuto, chi me lo sbiancherà?”

“Inanna, te lo porterò sbiancato.”

“Fratello, quando mi avrai portato il mio lenzuolo nuziale, chi si coricherà con me?
Utu, chi si coricherà con me?”

“Sorella, il tuo sposo si coricherà con te.
Colui che nacque da un grembo fertile,
Colui che fu concepito sul sacro trono nuziale,
Dumuzi, il pastore! Lui si coricherà con te.”

*

Inanna parlò:

“No, fratello!
L’uomo del mio cuore maneggia la zappa.
L’agricoltore! Lui è l’uomo del mio cuore!
Raccoglie il grano in grandi mucchi.
Riempie puntualmente di grano i miei magazzini.”

Utu parlò:
“Sorella, sposa il pastore.
Perché lo rifiuti?
La crema del suo latte è buona; buono è il suo latte.
Splende tutto ciò che egli tocca.
Inanna, sposa Dumuzi.
Tu, che ti adorni con la collana d’agata della fertilità,
Perché lo rifiuti?
Dumuzi condividerà con te la sua ricca panna.
Tu, destinata ad essere la protettrice del re,
Perché lo rifiuti?”

Inanna parlò:
“Il pastore! Non sposerò il pastore!
Le sue vesti sono rozze; la sua lana è ruvida.
Sposerò l’agricoltore.
L’agricoltore coltiva il lino per le mie vesti.
L’agricoltore coltiva l’orzo per la mia tavola.

[Allora] Dumuzi parlò:

“Perché parli dell’agricoltore?
Perché ne parli?
Se lui ti da farina nera,
Io ti darò lana nera.
Se lui ti da farina bianca,
Io ti darò lana bianca.
Se lui ti da birra,
Io ti darò dolce latte.
Se lui ti da il pane,
Io ti darò il formaggio con il miele.
All’agricoltore darò la panna che mi avanza.
All’agricoltore darò il latte che mi avanza.
Perché parli dell’agricoltore?
Ha forse lui più di quanto io non abbia?”

Inanna parlò:

“Pastore, se non fosse per mia madre, Ningal, saresti stato cacciato,
Se non fosse stato per mia nonna, Ningikuga, saresti stato respinto nelle steppe,
Se non fosse stato per mio padre, Nanna, non avresti tetto,
Se non fosse per mio fratello, Utu.”

Dumuzi parlò:

“Inanna, non suscitare un lite.
Mio padre, Enki, vale quanto tuo padre, Nanna.
Mia madre, Sirtur, vale quanto tua madre, Ningal.
Mia sorella, Geshinanna, vale quanto la tua.
Regina del palazzo, parliamone.
Inanna, sediamo e parliamoci.
Io valgo quanto Utu.
Enki vale quanto Nanna.
Sirtur vale quanto Ningal.
Regina del palazzo, parliamone.”

Le parole che si erano detti
Erano parole di desiderio.
Il sorgere del litigio
Accese il desiderio degli amanti. 

*

Il pastore si recò alla dimora regale con panna.
Dumuzi si recò alla dimora regale con latte.
Di fronte all’uscio, chiamò:
“Apri la casa, Mia Signora, apri la casa!”

Inanna corse da Ningal, la madre che l’aveva generata.
Ningal consigliò la figlia dicendole:

“Bimba mia, il giovane ti sarà padre.
Figlia mia il giovane ti sarà madre.
Ti tratterà come un padre.
Si prenderà cura di te come una madre.
Apri la casa, Mia Signora, apri la casa!”

*

Inanna, obbedendo alle parole di sua madre,
Si lavò e si unse con olio profumato.
Indossò la candida veste regale.
Apprestò la sua dote.
Si cinse il collo dei preziosi grani di lapislazzuli.
Prese in mano il suo sigillo.

Dumuzi attendeva ansiosamente.
Inanna gli aprì la porta.
All’interno della casa si parò splendente innanzi a lui
Come la luce della luna.
Dumuzi la guardò esultante.
Premette il suo collo contro il collo di lei.
La baciò.

*

Inanna parlò:

“Ciò che ti dico
Il poeta tessa in un canto.
Ciò che ti dico
Passi dall’orecchio alla bocca
E dai vecchi ai giovani.
La mia vulva, il corno,
La Nave del Cielo,
E’ impaziente come la luna nuova.
La mia terra mai arata giace incolta.
Quanto a me, Inanna,
Chi arerà la mia vulva?
Chi arerà il mio alto campo?
Chi arerà il mio umido terreno?
Quanto a me, giovane donna,
Chi arerà la mia vulva?
Chi vi disporrà il bue?
Chi arerà la mia vulva?”

Dumuzi rispose:

“Grande Signora, il re arerà la tua vulva.
Io, Dumuzi il Re, arerò la tua vulva.”

Inanna disse:

“Ara dunque la mia vulva, o uomo del mio cuore!
Ara la mia vulva!”

In grembo al re si ergeva l’alto cedro.
Accanto a loro le piante crescevano alte.
Accanto a loro le spighe crescevano alte.
I giardini e gli orti lussureggiavano.

*

Inanna cantò:

“Egli è germogliato: egli è fiorito;
E’ lattuga seminata vicino all’acqua.
E’ il beneamato del mio grembo.
Il mio ricco orto del piano,
Il mio orto cresce alto nel solco,
Il mio melo coperto di frutti fino alla vetta,
Egli è lattuga seminata vicino all’acqua.
Sempre mi reca dolcezza il mio uomo dolce come il miele,
Il mio uomo dolce come il miele.
Il mio signore, dolcezza degli dei,
E’ lui il beneamato del mio grembo.
Miele è la sua mano, miele è il suo piede,
Sempre mi reca dolcezza.
Colui che impaziente, impetuoso, mi accarezza l’ombelico,
Colui che mi accarezza le morbide cosce,
E’ lui il beneamato del mio grembo,
Egli è lattuga seminata vicino all’acqua.”

*

Dumuzi cantò:

“O Signora, il tuo seno è il tuo campo.
Inanna, il tuo seno è il tuo campo.
Il tuo ampio campo è rigoglioso di piante.
Il tuo ampio campo trabocca di spighe.
Dall’alto si riversano le acque sul tuo servo.
Dall’alto si riversa il pane sul tuo servo.
Versa per me, Inanna.
Io berrò tutto ciò che tu offri.”

*

Inanna cantò:

“Fai il tuo latte dolce e spesso, mio sposo.
Mio pastore, io berrò il tuo latte appena munto.
Toro selvaggio, Dumuzi, fai il tuo latte dolce e spesso.
Io berrò il tuo latte appena munto.
Che il latte della capre scorra nel mio ovile.
Riempi la sacra zangola di formaggio con miele.
Signore Dumuzi, io berrò il tuo latte appena munto.
Mio sposo, io custodirò il mio ovile per te.
Custodirò la tua dimora di vita, il magazzino,
Il luogo di tremulo splendore, delizia di Sumer,
La casa ove si decide il destino del paese,
La casa che dona al popolo il respiro vitale.
Io, Regina del palazzo, custodirò la tua casa.”

*

Dumuzi parlò:

“Sorella, voglio condurti nel mio giardino.
Inanna, voglio condurti nel mio giardino.
Voglio condurti nel mio frutteto.
Voglio condurti al mio melo.
Là io voglio deporre dolce seme, coperto di miele.”

Inanna parlò:

“Mi hai condotto nel tuo giardino.
Il mio fratello, Dumuzi, mi ha condotto nel suo giardino.
Ho passeggiato con lui fra gli alberi ritti,
Ho sostato con lui fra gli alberi caduti,
Presso un melo mi sono inginocchiata, come è uso.
Davanti a mio fratello, che giunse cantando,
Che si levò di fra le foglie di pioppo,
Che venne a me nel calore del meriggio.
Davanti al mio signore Dumuzi,
Ho versato piante dal mio grembo.
Ho deposto piante davanti a lui,
Ho versato piante davanti a lui,
Ho deposto spighe davanti a lui,
Ho versato spighe davanti a lui,
Ho versato spighe dal mio grembo.”

Inanna cantò:

“La notte scorsa, mentre io, Regina, splendevo lucente,
La notte scorsa, mentre io, Regina del Cielo, splendevo lucente,
Mentre splendevo lucente e danzavo,
Cantando lodi al calare della notte,
Egli è venuto a me, egli è venuto a me!
Il mio signore Dumuzi è venuto a me.
Ha posto la sua mano nella mia mano.
Ha premuto il suo collo contro il mio.
Il mio sacerdote è pronto per i sacri lombi.
Il mio signore Dumuzi è pronto per i sacri lombi.
Le piante e le erbe del suo campo sono mature.
O Dumuzi! La tua pienezza è la mia delizia!”

*

Ella lo chiese, ella lo chiese, ella chiese il talamo!
Ella chiese il talamo che fa esultare il cuore.
Ella chiese il talamo che addolcisce i lombi.
Ella chiese il talamo del re.
Ella chiese il talamo della regina.
Inanna chiese il talamo:

“Si prepari il talamo, il talamo che fa esultare il cuore.
Si prepari il talamo che addolcisce i lombi.
Si prepari il talamo del re.
Si prepari il talamo della regina.
Si prepari il talamo regale!”

Inanna distese il lenzuolo nuziale sul talamo.
Ella chiamò il re:

“Il talamo è pronto!”

Ella chiamò lo sposo:

“Il talamo ci attende!”

*

Egli pose la sua mano nella sua mano.
Egli pose la sua mano sul suo cuore.
Dolce è dormire con la mano nella mano.
Ancora più dolce è dormire cuore a cuore.

*

Inanna parlò:

“Mi sono lavata per il toro selvaggio,
Mi sono lavata per il pastore Dumuzi,
Ho unto i fianchi di unguento profumato,
Ho spalmato ambra dal dolce profumo sulle labbra,
Ho colorato gli occhi con bistro.
Egli ha fatto scorrere le sue belle mani sui miei fianchi,
Il pastore Dumuzi mi ha inondato il grembo di panna e di latte,
Mi ha accarezzato il pelo del pube,
Ha innaffiato il mio grembo.
Ha posto la sua mano sulla mia sacra vulva,
Ha lisciato la mia nera nave con la sua panna,
Ha svegliato la mia agile nave con il suo latte,
Sul letto mi ha carezzato.
Ora sul letto io carezzerò il mio alto sacerdote,
Carezzerò il fido pastore Dumuzi,
Carezzerò i suoi lombi, pastorizia del paese,
E decreterò per lui un dolce fato.”

La Regina del Cielo,
L’eroina, più grande della madre,
Che aveva ricevuto da Enki i me,
Inanna, prima figlia della Luna,
Decretò il fato di Dumuzi:

“In battaglia sono la tua guida,
In combattimento sono il tuo scudiero,
In assemblea sono il tuo difensore,
Nell’arte della guerra sono la tua ispirazione.
Tu, pastore eletto del sacro tempio,
Tu, re, che fedelmente provvedi ad Uruk,
Tu, luce del sacro tempio di An,
Sei per ogni verso degno:
Di tenere alta la testa, sull’alto podio,
Di sedere sul trono di lapislazzuli,
Di cingerti il capo della sacra corona,
Di indossare lunghe vesti,
Di cingerti degli abiti regali,
Di portare la mazza e la spada,
Di portare il lungo arco e la freccia,
Di portare al fianco il bastone da lancio e la fionda,
Di correre via, reggendo nelle mani il sacro scettro
E calzando i sacri sandali,
Di ergerti sul sacro petto come un vitello di lapislazzuli.
Tu, agile nella corsa, pastore eletto,
Sei per ogni verso degno.
Possa il tuo cuore rallegrarsi di lunghi giorni.
Ciò che An ha stabilito per te non sia alterato.
Ciò che Enlil ti ha concesso non muti.
Tu sei il favorito di Ningal.
Inanna ti ha caro.”

Ninshubur, la fida serva del sacro tempio di Uruk,
Condusse Dumuzi ai dolci fianchi di Inanna e parlò:

“Mia Regina, ecco l’eletto del tuo cuore,
Il re, tuo amato sposo.
Possa egli trascorrere lunghi giorni nella dolcezza dei tuoi sacri lombi.
Dagli un regno propizio e glorioso.
Concedigli il trono regale, saldo sulle sue fondamenta.
Concedigli il bastone del giudizio del pastore.
Concedigli la corona che perdura con il nobile raggiante diadema.
Dalla terra ove sorge il sole a quella ove il sole tramonta,
Dal meridione al settentrione,
Dal Mare Superiore al Mare Inferiore,
Dalla terra dell’albero-huluppu alla terra del cedro,
Il bastone del pastore protegga tutta Sumer e tutta Akkad.
Come agricoltore, possa egli rendere fertili i campi,
Come pastore, possa egli far moltiplicare le greggi,
Sotto il suo regno sia rigogliosa la vegetazione,-
Sotto il suo regno siano ricche le messi.
Nelle paludi risuoni la voce degli uccelli e dei pesci,
Nei canneti i giunchi vecchi e giovani crescano alti,
Nella steppa gli alberi-mashgur crescano alti,
Nelle foreste si moltiplichino i daini e le capre selvatiche,
Nei frutteti scorrano il vino e il miele,
Negli orti la lattuga e il crescione crescano alti,
Nel palazzo si goda di lunga vita.
Il Tigri e l’Eufrate siano copiosi d’acqua,
Le piante crescano sulle loro rive e popolino le radure,
La Signora della Vegetazione ammucchi le messi in alti cumuli.
O mia Regina del Cielo e della Terra,
Regina di tutto l’universo,
Possa egli rallegrarsi di lunghi giorni nella dolcezza dei tuoi sacri fianchi.”

Il re andò a testa alta verso i sacri fianchi.
A testa alta egli andò verso i fianchi di Inanna.
A testa alta egli andò verso la regina.
Aprì ampie le sue braccia alla Sacerdotessa del Cielo.

*

Inanna parlò:

“Il mio amato, delizia dei miei occhi, mi è venuto incontro.
Insieme ci siamo rallegrati.
Egli ha preso piacere da me.
Mi ha portato nella sua casa.
Mi ha distesa sul fragrante letto di miele.
Il mio dolce amore, adagiato presso il mio cuore,
Giocando con la lingua, una volta dopo l’altra,
Il mio bel Dumuzi cinquanta volte l’ha fatto.
Ora il mio dolce amore è sazio.
Ora dice:

‘Lasciami libero, sorella mia, lasciami libero.
Sarai la bimba di mio padre.
Suvvia, amata sorella, voglio andare al palazzo.
Lasciami libero…’”

*

Inanna parlò:

“O mio portatore di gemme, la tua seduzione era dolce.
O mio portatore di gemme nel meleto,
O mio portatore di frutti nel meleto,
Dumuzi-abzu, la tua seduzione era dolce.
O mio impavido,
Mia sacra statua,
Mia statua cinta della spada e del diadema di lapislazzuli,
Com’era dolce la tua seduzione…”

Autore: Oliviero Grimaldi

Oliviero Grimaldi Dopo la laurea in architettura e la specializzazione in visual design presso il Politecnico di Milano, ha completato studi di regia, drammaturgia e scenotecnica. Ha lavorato fino a trent’anni come art director in case editrici, agenzie pubblicitarie e web factories, insegnando visual design e web content management presso l'Accademia di Comunicazione e centri regionali di formazione professionale. Incontrato il mondo del teatro grazie a progetti scenografici, ha intrecciato le competenze progettuale ed educativa al mondo delle arti sceniche. Ha prodotto spettacoli di teatro ragazzi per diverse compagnie, ha condotto per sei anni i laboratori per ragazzi del Teatro Franco Parenti di Milano, è stato fino al 2016 amministratore e organizzatore de “ il Trebbo”, la maggior realtà lombarda di teatro ragazzi, e ha collaborato come regista con il Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano e la Civica Orchestra di Fiati della stessa città. Dal 2017 è socio co-fondatore della cooperativa sociale “Fosforo”, per cui opera come autore realizzando format didattici innovativi e progetti di promozione culturale e sociale. Negli interstizi ha lavorato come tipografo, illustratore, traduttore, attore, tecnico di palco. Ha un matrimonio alle spalle, una compagna di fianco, due figli propri e due acquisiti davanti.

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